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Ultimo aggiornamento 22 Jun, 2018

Il gioco d'azzardo, è davvero la bestia nera del Terzo millennio?

In evidenza Pubblicità irresponsabile ©giornale locale Nardò Pubblicità irresponsabile

Nell'ultimo decennio sono aumentati vertiginosamente coloro che per passatempo, per tentare la fortuna o, peggio, per dipendenza giocano ai molteplici prodotti che il gioco d'azzardo offre: scommesse sportive, gratta e vinci, casinò, poker, lotterie, slot e videoslot.

Quante pubblicità in tv bombardano i telespettatori per convincerli ad entrare a far parte del mondo dorato del gioco?

Ma quante pubblicità vediamo, bollate con il marchio di AAMS ( Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), che avvertono che "il gioco può provocare dipendenza patologica", che "è vietato ai minori"?

Risulta tutto molto contraddittorio ma sappiamo che il gioco d'azzardo esiste da sempre: dalla Cina, all'Antica Roma. L'uomo ama il brivido che la scommessa comporta: tutto o niente. Si tratta solo di fortuna, se il gioco non è truccato.

In Italia il giro d'affari del gioco d'azzardo ha raggiunto l'ingente somma di oltre 96 miliardi di euro, nel solo anno 2017.
Attualmente programmi elettorali di alcuni partiti prevedevano la lotta al gioco, aumentando la tassazione, impostando limiti di scommesse e di orari, il tutto per eliminare la piaga della ludopatia. Ottima proposta ma lo Stato davvero potrà contrastare tutto ciò non ottenendo il contrario, ossia agevolando il gioco illegale? E rinuncerebbe davvero ad una cassaforte che rimpingua l'erario?

Avremo mai risposte a queste domande? Al momento l'unica cosa che possa limitare i danni per non cadere nella dipendenza, e giocare solo per puro divertimento e sfidare la sorte, è di essere più coscienziosi ed autolimitarsi.

E ricordiamoci che provocano dipendenza anche la droga, il tabacco e il caro "innocuo" caffè.

 

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